Unified Team Diving

 

La mattina del 16 ottobre, dopo una colazione da cave divers con uova prosciutto e un buon caffe, io Ela e Adam siamo andati a Cave haven dove abbiamo iniziato a legare con il reel  sedie tavoli e ombrelloni in cerca di un possibile percorso per simulare tutti gli esercizi da fare sulla linea . Tra un ostacolo e l’atro abbiamo passato la mattina a ripetere quello che gia’ avevo fatto durante il tek 1 con in aggiunta tutti gli esercizi simulando zero visibilita’. Valvola destra che perde, valvola sinistra che si rompe irreversibilmente, bcd che va in autoerogazione e chi ne ha piu’ une metta. Il pomeriggio siamo andati  a “Car Wash”, un cenote che dista 5 minuti dal diving nel quale si aggirano indisturbati due coccodrilli che, visto i primi due metri d’acqua color fango a causa della pioggia, magari erano a un metro da noi con la bava alla bocca mentre noi tranquilli e beati facevamo la nostra Sadddd. La prima discesa a paracadute  e stata sconvolgente perche’ dopo i due metri di fanghiglia con visibilita’ modello mar Adriatico nei momento peggiori, si e’ aperto sotto di noi un immenso spazio con una visibilita’ incredibile e dei colori che non avevo mai visto prima: le mani sembravano gialle causa il passaggio della luce su questa nube che ci sovrastava e pareva di essere sotto un tetto di nuvole.. Abbiamo fatto i nostri failure sulla línea e tutto e’ andato  per il meglio, eravamo pronti per passare alla fase successiva,” No visibility skills”. Il giorno successivo Ela mi ha fatto coprire le lenti della maschera di back up con il nastro americano in modo tale che una volta indossata si perdesse totalmete la visibilita’. Da quel punto e’ iniziata’ la mia “fobia della línea”. La prima importantissma regola per un cave diver e’, in caso di zero visibilita’, non mollare MAI la línea. Se perdi la línea perdi la via di ritorno, il compagno, l’orientamento,  ecc ecc. Mi e’ entrata in mente súbito questa cosa, a tal punto che la notte mi sono svegliato attaccato al lenzuolo come se fosse la main line della grotta. I failure sono diventati il nostro pane quotidiano: valvola destra, valvola sinistra, manifold, stagna,  bcd, manometro e tutto quello che si puo’ romperé, abbiamo simulato tutto. Insomma, io la línea l ho sempre tenuta stretta stretta, anche quando schizzavo  come un pallone perche’ il bcd si impallava d’aria e non riuscivo a chiudere la valvola perche’ troppo preso da mille cose. Risolto qualche piccolo problemino con i failure abbiamo cominciato a simulare le uscite in zero vis, un cosa totalmente nuova ed extremamente divertente .. La prima volta sembra che passi una vita, non si raggiunge mai il reel, ci si incastra dappertutto e si perde l assetto. Dopo 40 volte che si ripete, sebbene affaticati e stressati, si migliora fino a risultare decenti per iniziare finalmentea fare sul serio, ero pronto per il cave 1.. Ma come direte voi, non era ancora iniziato ? No, questi es. sono stati  fatti tutti in open water mentre il cave e’ fatto tutto in ambiente ostruito, in grotta .. Il primo giorno di cave siamo andati Mayan blue dove abbiamo trovato i tunnel A e B che ci aspettavano per la prima e per la seconda immersione. Fatta la mappa e un bel briefing preciso, ci siamo preparati  mentre le formiche rosse messicane cercavano di mangiucchiarci i piedi con estrema cattiveria. Scesi in acqua siamo entrati attraverso una spaccatura verticale “un po’ strettina” con un cartello giusto sopra l’entrata che dice “Stop unless cave trained”, in quel momento ho pensato che finalmente eravamo arrivati al sodo. Abbiamo ripetuto tutti i failure dentro in grotta e fin li problemi non ne abbiamo avuti. L’adrenalina sarebbe arrivata poco piu’ tardi, quando eravamo dentro in grotta da circa 15 minuti , e’ stato quando Ela si e’ coperta la maschera con la mano per dirmi che da quel momento si  iniziava con no vis; afferro la sagola e  spengo la torcia, in un baleno ci troviamo nel buio piu’ buio che abbia mai visto. Iniziamo a pinnneggiare animatamente verso l’uscita con una mano che copre la testa per proteggere la faccia dalle roccie  mentre l’altra e’ agganciata ben salda alla sagola per non perdere la línea e per proteggere il secondo membro del  team che ci si nasconde dietro. Ad un certo punto sento che la mano di Ela mi passa sulla gola, e’ ora di simulare che sono senza aria qundi  fin da súbito trattengo il respiro per rendere tutto piu’ reale mentre mi giro verso di lei. Inizio a tastarle il braccio per  risalire verso la testa dove trovo l’erogatore al quale do due colpetti  per segnalare che sono senz’aria e che glielo strappero’ di bocca, lo prendo ricomincio a respirare. Ripartiamo inmediatamente senza perderé secondi preziosi. Andiamo ancora piu’ veloci perche’ consapevoli che bisognera’ arrivare fuori usando solo il gas di un bibo bisogna fare in fretta prima che quel gas finisca ¡ L’uscita non arriva mai, passano 1000 tie off, un milione di volte ci si scontra sulle roccie del tunnel, un miliardo di respiri senza vedere la luce, ad un certo punto il tempo non si conta e il suono delle bolle diventa quasi fastidioso, la luce dell’uscita e’ la priorita’ .. Quando arriviamo al reel sento i due colpi sulla testa che significano che siamo alla fine e che bisogna resettarsi, finalmente posso fare un respiro di sollievo. Accendiamo le torce, chekkiamo le valvole e quanta aria abbiamo, prendiamo il reel e usciamo per il debriefing.. In quel momento ho capito quanto sia ultra importante un trainig fatto bene, senza un buon training in una situazione estrema come quella si puo’ stare certi che si schizza e si perde ogni possibilita’ di uscire.  La seconda immersione era stupenda: un tunnel pieno di stalattiti, l’acqua  limpida come l’aria, la pace dei sensi se non fosse stato rovinato tutto dai soliti mille failure che mi sono capitati.. I due giorni successivi abbiamo continuato ad esercitarci su queste skills con l’aggiunta delle simulazioni di lost line e lost buddy . L’ultimo giorno, spinto dalla voglia di migliorare sono riuscito a portare fuori dalla grotta i nostri bei “culetti” in un tempo minore di quello di entrata, obbiettivo raggiunto, sono ufficialmente CAVE 1 ¡

Dopo questo corso ho acquisito sopratutto  consapevolezza che la grotta e’un luogo stupendo ma se diventa ostile e non si ha un minimo di protocollo per agire, puo’ essere pericolossisimo. L’ohp e il cave 1 sono due corsi eccezionali e devo ringraziare Ela per la sua precisione e bravura nel fare le cose, anche per essersi fidata a farsi gudare da me nel buio.  Ora una cosa e’ sicura, “the show must go on “ quindi dovro’ continuare questo percorso facendo esperienza un passetto alla volta. Sicuramente sono nel posto giusto ¡ :D

P.s.  Cave 1 non e’ per deboli di cuore ;) ..

Andrea

Tags: -, Adama, Bertoni, Emanuela, Korytko

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Dai Andrea basta lamentarti man.......... Congratulationi! Ora get ready for the Cave 2 !!! ;-)
quando il mio orecchio sara' pronto allora sara' pronto anche tutto il resto del corpo ... :) speriamo che ora le medicine siano giuste c...

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